Maratona di Palermo

La storia della Maratona di Palermo è lunga diciotto edizioni ed è una storia di sport e di appassionati della corsa su strada, ma soprattutto di amanti della città di Palermo. Che certamente non è Berlino, né Amsterdam, né New York. Palermo è Palermo, con i suoi pregi – sole, mare, monumenti, bellezze che vanno avanti da millenni –  e i suoi difetti, impossibile descriverli tutti. Ma nel caso della Maratona di Palermo e in genere di tutte le manifestazioni sportive di carattere internazionale, che la città ha ospitato negli anni, una cosa è comune: le amministrazioni pubbliche e la burocrazia che non hanno mai programmato per tempo, supportando in modo preventivo e concreto, le varie organizzazioni che hanno proposto le manifestazioni. Sarebbe facile dire Comune, Provincia, Regione: si sa che a diverso livello, ciascuno ha una sua responsabilità. Sicuramente gli organizzatori delle maratone internazionali cui si fa cenno in apertura nemmeno sanno quali sono i problemi legati alle amministrazioni e alla burocrazia. La verità di solito sta sempre in mezzo, ma va sottolineato che a Palermo “siamo” esperti venditori di “fumo”, che non è quello che vendono i coffee shop di Amsterdam, da noi quello si vende nelle piazze e nelle strade della Guadagna come in altri quartieri. Ma c’è “fumo” e “fumo”, quello di cui si parla in questo caso è legato al far capire agli altri quello che non c’è, “l’inconsistenza”; in questo da sempre “siamo” tra i migliori in assoluto.

I percorsi incantevoli che tracciano le maratone internazionali di altre città sono pari al percorso che a Palermo la maratona propone agli appassionati: centro cittadino, monumenti, il salotto buono della città, la Favorita (in passato anche Mondello). Cosa volere di più? Gli appassionati veri, quelli che girano il mondo per disputare le maratone in altre città, sanno sempre apprezzare ciò che viene offerto all’estero e non badano a spese: ma si sa anche questo, “l’erba del vicino è sempre più bella”, come recita il proverbio antico e ciò che viene proposto a Palermo, a costi davvero bassi, visto che è fatto a Palermo o viene in qualche modo snobbato quando non criticato oppure chi organizza vuol farci sempre la cresta.

La verità forse è un’altra che questa città non è mai stata davvero pronta a manifestazioni di questo tipo che di solito costringono gli amministratori per ragioni di sicurezza e di organizzazione a chiudere il traffico e a proibire in sostanza l’uso dell’automobile, e per giunta la domenica. Giornata sacra per il palermitano medio che porta la famiglia fare la passeggiata rigorosamente in macchina, dopo una settimana di lavoro, pronto a scorazzare qua e là, ma sempre in auto. Su circa 600mila abitanti e residenti, quanti sono a Palermo gli appassionati di maratona e i cittadini non appassionati, ma pronti a tollerare una giornata di sport che investe tutta la città e un certo indotto a livello internazionale? Quanti hanno la cultura dello sport come partecipazione e momento di vita sociale?

I numeri delle altre capitali mondiali ovviamente  non ci sono mai stati a Palermo, ma gli organizzatori di queste manifestazioni, come Totò Gebbia e Nando Sorbello (in passato con la famosa Palermo Supermarathon che aveva al suo interno anche la maratona e in qualche caso anche la supermaratona mondiale di 50 km.), hanno profuso tutte le loro energie per mettere in piedi ed esportare una festa di sport, legata alla corsa, che è anche una festa della città. Esportarla per legare lo sport al movimento del turismo sportivo. Possiamo testimoniare che, pur non avendo i ranghi della diplomazia, sono stati a tutti gli effetti ambasciatori dello sport, ma di più di Palermo.

L’organizzazione delle maratone nella nostra città è stata sempre pressoché perfetta, salvo fattori “esterni” determinanti come quel famoso sciopero dei vigili urbani che mandò all’aria la Palermo Supermarathon del 2008 che poi non fu mai più riproposta. Un evento sportivo annuale con 24 edizioni alle spalle, improvvisamente morto.

Non crediamo che in occasione di un momento sportivo di carattere internazionale a New York, Berlino o Amsterdam gli agenti della Polizia locale avrebbero scioperato. Impensabile. Ma a Palermo tutto è stato ed è possibile. Il problema di tanti palermitani, infatti, non è andare all’estero, dove si diventa tutti rispettosi “soldatini”, è un altro: sopravvivere in questa città in modo civile.

“L’idea degli organizzatori della Maratona di Palermo – spiega Totò Gebbia, presidente del Comitato organizzatore – è sempre stata quella di proporre una mezza maratona onde evitare eccessivi disagi ai cittadini conoscendo le abitudini dei palermitani. In quest’ottica la partenza dallo stadio delle Palme, un luogo d’eccellenza dello sport che rimane decentrato, ma che somiglia tanto alla partenza di Amsterdam e di Berlino, che infatti avviene dai rispettivi stadi olimpici.  Con l’aggiunta che a Palermo siamo a cento metri dal cuore del parco della Favorita. Noi non volevamo la maratona, siamo stati invitati a inserirla all’ultimo momento – prosegue Gebbia – proprio dall’Amministrazione comunale che ne vuole fare strumento per promuovere Palermo come Capitale dello Sport. Abbiamo solo dato la nostra disponibilità come probabilmente avrebbe fatto chiunque davanti ad una richiesta del genere. Ecco perché non c’è stato preavviso”.

Abbiamo già perso la faccia con tanti stranieri nel 2008 e adesso rischiamo di perderla ancora una volta. “Sono pronto anche ad annullare tutta la manifestazione sia la mezza maratona che di conseguenza la maratona, ad oggi non abbiamo ricevuto alcun segnale da parte dell’Amministrazione comunale, la città ha già perso la faccia sul fronte della corsa a livello internazionale già cinque anni fa, quindi con questi ritardi e con questi silenzi a venti giorni dalla partenza, non vedo cosa si possa fare ancora. Una figuraccia più, una meno non possiamo rischiare di tasca nostra rimettendoci soldi da levare alle nostre famiglie. Noi non siamo disponibili a coprire tutto con il fumo, siamo a Palermo, ma non siamo come tanti altri palermitani”.

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